Odi et Amo

Odi et amo è un progetto musicale e narrativo che riporta in vita l’antico.

Omero, Saffo, Catullo, talvolta restituiti, talvolta trasformati — parole che credevamo mute  tornano come suono, ritmo, presenza.


Cosa si nasconde dietro le vite di quei celebri poeti?  E se i versi che ci hanno lasciato fossero le tracce di qualcosa di molto più antico —  che ha attraversato i secoli, nascondendo oscuri segreti?

Odi et amo. Chi canta? È lei — la voce che ha sedotto, che ha stregato Catullo, che attraversa i millenni? O è lui — l’uomo che ama e odia senza sapere perché, che sente il fuoco sotto la pelle e non riesce a nominarlo?

Nell’antichità canto, poesia e magia erano una cosa sola. I Greci avevano una parola: ἐπῳδή — canto, incantesimo. I Latini: carmen — poesia, sortilegio. I secoli le hanno separate. Qui tornano alla loro forma originaria.

Viaggiatore, ora lasciati incantare.

Musica

L' Album

Odi et Amo

Brani: 13

Pubblicazione: 2026

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Nasce dal desiderio di ascoltare di nuovo quelle voci. Non come echi lontani, ma come forze vive.

Attorno alla musica si aprono storie: alcune già raccontate nei testi antichi, altre rimaste in silenzio per secoli.

Non tutto prende subito forma. Alcune narrazioni richiedono tempo.

Odi et amo  riporta alla luce ciò che può tornare a parlare — e che forse non ha mai smesso.

I brani attraversano la tradizione classica latina e greca, richiamando direttamente versi e formule della poesia, dai carmi d’amore del celebre distico di Catullo (“Odi et amo”) alle preghiere di Saffo, al canto delle Sirene nell’Odissea.

Ciò che si credeva perduto, riaffiora dalle profondità dell’oceano.

Ascolta, se hai coraggio, la promessa eterna di pace e oblio.

 1. Φωνὴ Τῆς Λήθης

Una voce arriva dal mare. Non è la prima volta. Ha chiamato Odisseo con lo stesso nome, con le stesse promesse. Conosce ogni cosa che hai patito. Sa dove fa più male. Ti offre ciò che cerchi da sempre — oblio, riposo, pace. Nella dolce voce della morte.

Chi canta? Una sirena? Una strega? O qualcuno che è stato entrambe le cose?

Ἔλθε, ὦ ναῦτα πολύτλας, ἔλθε πρὸς ἡμέτερον φῶς…

Vieni, o navigatore che tanto ha sofferto, vieni verso la nostra luce…

Δεῦρο, κλέος μέγα φέρων, παῦσον τὸν πόνον τῆς ψυχῆς·

Vieni, portatore di grande gloria, posa il dolore della tua anima;

ἡμεῖς γὰρ πάντα ἴδμεν ὅσα πάθες ἐπὶ πόντου βαθείης.

noi infatti sappiamo ogni cosa che hai patito sul mare profondo.

Ἔλθε, ἔλθε πρὸς ἡμᾶς καὶ λήθην εὑρήσεις.

Vieni, vieni da noi e troverai l’oblio.

Ἔλθε, ἔλθε πρὸς ἡμᾶς ἐν φωνῇ θανάτου γλυκερᾷ.

Vieni, vieni da noi nella dolce voce della morte.

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2. Vivamus in nocte

Viviamo nella notte. I soli tramontano e ritornano — ma l’amore, una volta fuggito, non torna mai. Amami ora. Prima del giorno del silenzio. Finché il sangue scorre nel petto.

È quello che lei gli sussurra mentre lo abbraccia dolcemente.

“Cor meum in tē ardet,

Il mio cuore brucia per te,

cor tuum in mē cadit,

il tuo si perde nel mio,
nōs sumus ūna umbra.

siamo un’unica ombra.
sub stellīs morientibus.

sotto stelle che muoiono.”

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3. Tange me

 Il desiderio non è dichiarazione poetica, ma una  formula pronunciata nella notte:

Vieni da me. Nel buio. Il tuo corpo brucia sotto la mia pelle.  Non esiste domani nell’amore — solo questa notte, solo questo fuoco, solo questa resa.

“Tange mē, dēvorā mē,

Toccami, divorami,
nōn est crās in amōre.

Non esiste domani nell’amore.”

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4. Da mi basia mille

Le sue stesse parole, quelle che Catullo scrisse duemila anni fa e che lei gli ha messo in bocca senza che se ne accorgesse. I soli tramontano e ritornano. Per noi, quando la breve luce tramonta, dobbiamo dormire un’unica notte perpetua. Dammi mille baci. Poi cento. Poi altri mille.

Chi ha scritto questi versi? Un poeta innamorato. O un uomo che recitava parole che non gli appartenevano?

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5. Sub stellis cadentibus

Sotto stelle che cadono. Lei lo tiene. Lui non vuole andare. Sa che la fiamma è breve — ma arde più forte. Sanno entrambi che il giorno verrà. Ma non oggi.

“Sub stellīs cadentibus,

Sotto stelle che cadono,

amāmus sine fine;

ci amiamo senza fine;

sub caelō moriente,

sotto un cielo che muore,

cor nostrum perit in fōcō.

il nostro cuore si consuma nel fuoco.”

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6. Catenae solutae

Le catene si spezzano. È lui che si libera — o è lei che lo lascia andare? Non sempre sono cose diverse. Tutto è passato.

Ma lei resta. Nell’ombra. Nell’eco. Nel fuoco che non si spegne del tutto.

“Catenae solutae, 

Catene sciolte,

cor liberum, anima libera. 

cuore libero, anima libera.”

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7. Ignis sub pelle

Lei torna. O forse non se n’è mai andata. Il fuoco sotto la pelle arde — e rimane. Non fugge. Non si nasconde. Il corpo si perde nella fiamma che l’amore trattiene.

“Ignis sub pelle ardet,
Il fuoco sotto la pelle arde,

ignis sub pelle manet,
il fuoco sotto la pelle rimane,

corpus in flamma perdit,
il corpo si perde nella fiamma,

amor qui me tenet.
l’amore che mi trattiene.”

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8. In nomine amoris

Un rito segreto. Nel nome dell’amore — nella notte eterna, nella fiamma, nel buio. Amami. Distruggimi. Non è una preghiera. È un comando sussurrato da chi sa come si pronunciano le parole che non si possono ignorare.

“In nocte aeterna 

Nella notte eterna

In nomine amoris, 

Nel nome dell’amore,

unitis, ardentis. 

uniti, ardenti.”

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 9-10 Odi et amo

Due voci. Due versioni. Prima lei — che pronuncia l’incantesimo. Poi lui — che lo recita senza sapere perché. Odio e amo. Non so perché. Lo sento accadere. E ne sono torturato. Catullo lo scrisse duemila anni fa. Tu lo stai ascoltando adesso. Sei sicuro di essere solo un ascoltatore?

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Perché lo faccia, forse me lo chiedi. Non lo so, ma sento che accade. E ne sono torturato.”

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 11. Θάνατος Γλυκύς (Dulcis Mors)

La resa. Il momento in cui smette di combattere. L’amore brucia in silenzio, il cuore si scioglie, nelle sue braccia trova l’oblio. Non fugge. Non lotta. Si spegne nei baci — e quella è la dolce morte.

ὅδε ὁ θάνατος γλυκύς,

Questa è la dolce morte,

ἐν φιλήμασιν σβέννυμαι.

mi spengo nei baci.

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12. Umbra Cordis

Dopo il fuoco viene il silenzio. Lei se n’è andata — o è ancora lì, nell’ombra del cuore, nel ricordo che brucia senza fiamma, nella voce che dorme dentro di lui e non si spegne mai del tutto.

Umbra cordis, in me manet,  in me vivit.

Ombra del cuore, in me resti, in me vivi.

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13. Flamma in Cineres

Il viaggio termina dove tutto si trasforma. La luce diventa ombra.  Il fuoco grida nel silenzio — e nessuno ascolta. Nessuno tranne chi è rimasto intrappolato. Chi ha pronunciato le parole. Chi ha ascoltato il canto.

Ma l’incantesimo si consuma davvero tra le fiamme?

Ignis mortuus clamat, sed nemo audit. Il fuoco morto grida, ma nessuno ascolta.

Quod fuit lux fit umbra,
ciò che fu luce diventa ombra,

quod fuit vita moritur.
ciò che fu vita muore.

in cinere cor manet,
tra la cenere il cuore rimane,

ignis mortuus clamat,
il fuoco morto grida,

sed nemo audit.
ma nessuno ascolta.

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Se adesso ti ritrovi a pensare ossessivamente a qualcuno — non dire che non eri stato avvertito.

Traduzione dal greco:

  1. Φωνὴ Τῆς Λήθης( la voce dell’oblio)

Vieni, o navigatore che tanto ha sofferto,
vieni verso la nostra luce…

Vieni, portatore di grande gloria,
posa il dolore della tua anima;
noi infatti sappiamo ogni cosa
che hai patito sul mare profondo.

Vieni, vieni da noi
e troverai l’oblio.

Vieni, vieni da noi
nella dolce voce della morte.

 

(Vieni da noi — troverai l’oblio
nella dolce voce della morte)

Tutti gli uomini si stancano,
tutti desiderano riposo.
Noi invece doniamo pace
eterna.

Vieni, vieni da noi
e troverai l’oblio.
Vieni, vieni da noi
nella dolce voce della morte.

Vieni, vieni da noi
e troverai l’oblio.
Vieni, vieni da noi
nella dolce voce della morte.

Vieni… vieni da noi,
vieni e sciogli le catene.

Odi et amo è parte di un progetto narrativo più ampio. Alcuni elementi presenti nei testi e nei simboli musicali troveranno sviluppi in opere future, dove le voci  si  intrecceranno alle storie.

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